Il Progetto

Psiconcologia

La psiconcologia si sviluppa intorno agli anni Ottanta come disciplina di collegamento, nell’approccio al paziente, tra l’area oncologica e l’area psicologico-psichiatrica. In passato, l’adesione a un modello strettamente biomedico della malattia impediva di riconoscere, valutare e occuparsi anche degli aspetti psicologici e sociali ad essa legati; il valore della psiconcologia consiste proprio nell’aver permesso di analizzare l’impatto psicologico e sociale della malattia sul paziente, sulla sua famiglia e sull’équipe curante, e il ruolo di tali fattori nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura delle neoplasie. I principali ambiti di intervento comprendono campagne informative negli interventi di medicina preventiva, consulenza genetica, comunicazione della diagnosi, riabilitazione e reinserimento sociale, dolore e cure palliative, interventi sui familiari. Tra i metodi di cui si avvale tale disciplina si annoverano tecniche a mediazione corporea, psicoterapia, counseling e psicofarmacoterapia. Questa molteplicità di ambiti e di tecniche richiede il coinvolgimento e la collaborazione tra diverse figure professionali, quali medici, psicologi, psichiatri, infermieri, assistenti sociali e volontari. Obiettivo principale dell’intervento psiconcologico è la possibilità di garantire al paziente, ai suoi familiari e all’équipe medica un trattamento specifico e personalizzato lungo tutto il decorso della malattia, al fine di contenere i sintomi di sofferenza psico(pato)logica e migliorare la qualità di vita.

Umanizzare le cure

Una patologia dai risvolti fisici, psicologici e sociali così complessi, com’è il cancro, necessita di un approccio che torni a considerare l’essere umano come una persona di cui prendersi cura, e non solo come una malattia da curare, rifacendosi alla definizione di salute proposta dall’OMS nel 1948:

“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, che non coincide con la semplice assenza di malattia o di infermità”

In questa prospettiva, “umanizzare” le cure significa riportare la persona al centro, avere rispetto per le preoccupazioni e per i valori dei pazienti, considerare empaticamente il loro benessere fisico ed emotivo; è fondamentale avere un’attenzione per la persona nella sua totalità, fatta di bisogni organici, psicologici, relazionali, sociali, e di vissuti ed esperienze personali.
La malattia e i suoi trattamenti si associano ancora oggi ad importanti effetti collaterali che determinano violenti cambiamenti nell’immagine corporea; alcuni di essi, come la perdita dei capelli, colpiscono la donna nella dimensione intima della femminilità, rendendo la persona facilmente riconoscibile come “malata”. Proprio a partire dalla domanda,

“Perderò i capelli?”

spesso posta dalle donne al momento della diagnosi, nasce l’idea del progetto Salute allo Specchio.

Il progetto Salute allo Specchio

Il progetto nasce nel 2013 a partire dalla collaborazione tra l’Ospedale San Raffaele di Milano (nello specifico, il Servizio di Psicologia Clinica e della Salute, diretto dal Prof. Lucio Sarno, l’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia, diretta dal Prof. Massimo Candiani, il Dipartimento di Oncologia Medica, diretto dal Dott. Luca Gianni), l’Università Vita-Salute San Raffaele e l’Associazione Volontari Ospedalieri di Segrate Onlus.

Obiettivo fondamentale del progetto è quello di realizzare un intervento di supporto psicosociale per le pazienti con una patologia oncologica in corso di trattamento volto ad aiutarle ad affrontare e gestire gli effetti collaterali delle terapie che impattano sull’aspetto fisico, perseguendo attraverso questa strada l’obiettivo più ampio di migliorare il loro benessere globale e la loro qualità di vita.

In particolare, l’insegnamento di tecniche e strategie finalizzate a gestire dal punto di vista estetico gli effetti collaterali dei trattamenti (chemioterapici, chirurgici, radioterapici), favorisce un migliore adattamento alla malattia e alle cure, promuovendo lo sviluppo di risorse personali e sociali e riducendo eventuali stati ansiosi e depressivi che possono insorgere a seguito della diagnosi e dell’inizio delle terapie.

A chi si rivolge

Il progetto “Salute allo Specchio” si rivolge a donne con una patologia oncologica in corso di trattamento, reclutate all’interno dei reparti dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Gli incontri

Dopo un primo colloquio psicologico individuale, il progetto si articola in una serie di tre incontri di gruppo, composti da circa 10-12 donne, a cadenza settimanale.
Il primo incontro è dedicato alla cura del volto, e prevede l’insegnamento di tecniche di trucco e di uso delle parrucche e dei foulards. Durante il secondo incontro un’estetista formata in estetica oncologica insegna alle pazienti come prendersi cura del proprio corpo e della propria pelle durante le terapie; è inoltre presente una consulente d’immagine che aiuta le donne a valorizzare il proprio aspetto, in particolare attraverso l’uso dei colori. In ognuna di queste occasioni, ognuna delle partecipanti ha la possibilità di ricevere un trattamento specifico e personalizzato. L’ultimo incontro è infine dedicato a una discussione di gruppo, condotta da psicologi, sull’esperienza di Salute allo Specchio.
La presenza costante di un’équipe di psicologi e medici alle giornate garantisce la possibilità di accogliere e gestire tempestivamente eventuali difficoltà che possono emergere nella situazione di gruppo, oltre che favorire la possibilità che il gruppo stesso agisca come fattore terapeutico per i suoi membri attraverso l’apertura, la condivisione, il confronto e il supporto reciproci.

L’incontro con altre donne che stanno vivendo un’esperienza simile alla propria e stanno affrontando le medesime difficoltà offre, infatti, un contesto dove poter condividere i propri vissuti e le proprie emozioni, dove poter meglio comprendere i propri sentimenti e pensieri legati alla malattia e dove poter ricevere sostegno, respirando un clima di solidarietà che contrasta l’isolamento e la solitudine che molto spesso queste pazienti si trovano a vivere.
Grazie al lavoro e alla comunicazione con le nostre pazienti all’interno di Salute allo Specchio, è stato possibile capire come questo “prendersi cura” abbia portato alla luce tante altre necessità, che fino ad quel momento non avevano trovato spazio per essere accolte: le difficoltà del comunicare la propria diagnosi a un figlio piccolo, i dubbi legati a una corretta alimentazione da seguire durante le terapie, le problematiche legate alla sessualità e alla fertilità, spesso compromesse dalla malattia e dai trattamenti… La risposta a queste richieste si è concretizzata nella realizzazione di diversi progetti in collaborazione con Salute allo Specchio Onlus.